Il relatore Bogdan Zdrojewski (PPE) ha presentato in conferenza stampa la relazione del Parlamento sul futuro Erasmus+, che l’Aula discute questo pomeriggio e vota domani. Il testo nasce da un anno di lavoro, cinque sessioni consultive e il confronto con circa centocinquanta fra organizzazioni non governative, università, enti sportivi e associazioni di volontariato. Sulla bozza sono piovuti milleduecento emendamenti, ricondotti a otto compromessi. Su quella base la commissione Cultura e istruzione ha adottato la posizione con ventiquattro voti favorevoli, uno contrario e un’astensione.
Il nodo è il bilancio. La dotazione attuale è di circa ventisei miliardi di euro, la Commissione ne propone quasi quarantuno per il periodo 2028-2034, il Parlamento ne chiede 47,4. Zdrojewski ha ricordato che i tagli avanzati dalla presidenza cipriota, contenuti ma visibili, sono stati respinti, e che quelli rimessi sul tavolo dalla presidenza irlandese hanno avuto la stessa sorte, con l’auspicio che il prossimo testo negoziale difenda le cifre dell’Assemblea. Sull’architettura il Parlamento si discosta dalla Commissione, che chiedeva maggiore flessibilità: la commissione Cultura vuole mantenere bilanci settoriali distinti e fissare quote minime, il 74,6% per istruzione e formazione, il 15% per gioventù e volontariato, il 4,1% per lo sport amatoriale e associativo.
Il programma è rivolto non solo alla comunità scolastica ed accademica, ma abbraccia anche la formazione professionale, l’educazione non formale, gli adulti e la terza età, con la possibilità di finanziare i corsi delle università per anziani. Per l’inclusione la relazione vincola almeno un quinto dei fondi a chi parte da condizioni economiche, culturali o geografiche svantaggiate, con un’attenzione particolare a chi vive nelle isole. Le borse saranno indicizzate periodicamente al costo della vita, e le procedure per le organizzazioni più piccole, che nelle consultazioni avevano denunciato la fatica di accedere al programma, alleggerite con una piattaforma di candidatura più funzionale.
Sul fronte esterno la novità più immediata è il rientro del Regno Unito, che tornerà in Erasmus+ dal primo gennaio 2027, versando un contributo proprio di quasi 700 milioni di euro. Zdrojewski non ha nascosto la soddisfazione politica, sottolineando come quel rientro dimostri che la Brexit è stata un errore. Con la Svizzera il negoziato è più intricato, ma si confida in una chiusura rapida, mentre con il Canada si lavora a un accordo di associazione analogo a quello britannico. Le richieste arrivano da molti altri Paesi, ma il relatore invita alla cautela, perché allargare troppo il programma significherebbe ridurre le opportunità dei giovani che vivono già nell’Unione.