Il Presidente della commissione parlamentare per il commercio internazionale Bernd Lange ed il relatore in commissione per le relazioni commerciali con la Cina Pascal Canfin hanno presentato in conferenza stampa la missione che porterà una delegazione del PE a Pechino da martedì 27 a giovedì 29 ottobre.
Lange ha riconosciuto anzitutto il merito del negoziato avviato in giugno fra la Commissione europea ed il ministero cinese del commercio. Il secondo round di negoziati ha ottenuto la limitazione delle auto ibride cinesi che possono accedere al mercato europeo e una riduzione dei dazi applicati dalla Cina su sette categorie di prodotti europei, per un risparmio stimato di circa 225 milioni di euro [1]. L’intesa raggiunta con il ministro Wang Wentao fissa un contingente di 350 000 vetture cinesi per il primo anno, in aumento del 6% in ciascuno dei quattro anni di validità, oltre il quale le importazioni vengono bloccate o colpite da dazi proibitivi. Una stretta che conterrà volumi in rapida crescita, perché le ibride importate dalla Cina erano circa 300 000 nel 2025 e per il 2026 le proiezioni ne indicano circa 800 000 [2].
Fuori dall’accordo restano però le cause dell'avanzo commerciale, cioè i sussidi alla produzione e la sovracapacità industriale con cui il governo cinese compensa la debolezza della domanda interna [2]. Il caso delle ibride è indicativo di un meccanismo più ampio: lo Stato indirizza credito a costo quasi nullo verso i settori scelti dal piano, la capacità supera la domanda interna e il surplus viene scaricato sui mercati esteri [3]. Nel terzo trimestre del 2026 la crescita cinese si è fermata al 4,5% e la spinta è venuta proprio dalle esportazioni, in aumento del 36,3% a settembre, mentre all’interno le vendite al dettaglio crescono dell’1,1% e gli investimenti immobiliari sono caduti del 20,6% da inizio anno [4].
Lange denuncia lo stesso schema nei sussidi alla chimica e alla meccanica, e aggiunge altre barriere strutturali, come le restrizioni cinesi all’esportazione che colpiscono le imprese europee e la penalizzazione del 20% applicata alle offerte europee negli appalti pubblici cinesi. Sono questi i meccanismi che per il presidente spiegano l’ampliamento drammatico del divario negli ultimi due anni, con un disavanzo commerciale che ha superato il miliardo di euro al giorno.
Nel 2025 l’Unione ha esportato in Cina beni per 199,6 miliardi di euro (-6,5% sul 2024) e ne ha importati per 559,4 miliardi (+6,4%), con un disavanzo totale di 359,8 miliardi (+18%) [5] [6]. Una parte dell’impennata si spiega con i dazi statunitensi, saliti fino al 145% nell’aprile dell’anno scorso e poi assestati su una media intorno al 34%: sbarrato il mercato americano, le merci cinesi si sono riversate sull’Europa, dove il dazio medio resta del 2 o 3% [6]. La forbice viene però da più lontano, perché dal 2015 le importazioni dalla Cina sono aumentate dell’89% e le esportazioni europee soltanto del 37% [5].
Quasi metà delle importazioni dalla Cina è fatta di elettronica e macchinari [5], gli stessi comparti su cui la Commissione studia salvaguardie insieme alla chimica [7]. L’export europeo verso la Cina, al contrario, resta concentrato in macchinari, strumenti di precisione e prodotti farmaceutici. Si tratta dei beni ad alto valore aggiunto che soffrono per primi quando Pechino decide di sostituire le importazioni con produzione propria [5].
Ma la dipendenza non corre in una sola direzione, ha ricordato Canfin, perché un modello che vive di esportazioni ha bisogno di mercati aperti, e quello europeo è il più grande fra quelli ancora accessibili: è da qui che nasce il margine negoziale dell’Unione.
Lange insiste sulla necessità di continuare a negoziare con Pechino, senza rinunciare a preparare una risposta nel caso in cui il dialogo fallisca, non soltanto con la Cina, vista l’imprevedibilità dell’alleato americano. Di qui la necessità di affinare gli strumenti costruiti negli ultimi anni, perché la reazione sia rapida e chiara. Il riferimento implicito è al regolamento contro la coercizione economica, in vigore dal dicembre 2023 e mai usato finora [8] [9].
Lange ha richiamato il documento franco-tedesco, che sottolinea la necessità di una risposta rapida e comune. Come relatore dello strumento anticoercizione ricorda che proprio quei due Paesi tentarono allora di allungare la procedura e di spostare la decisione dalla comitatologia al Consiglio, innalzando la maggioranza richiesta. Quella fase è superata, e la convergenza fra Consiglio, Commissione e Parlamento è ciò che consente all’Unione di presentarsi compatta sia verso Washington sia verso Pechino. Il documento di metà ottobre chiede un meccanismo capace di chiudere il mercato europeo ai prodotti cinesi nei casi più gravi, ribattezzato kill switch, che la Commissione punta a presentare entro la fine dell’anno [7].
Canfin ha riassunto la linea nella formula di «una sola voce e una strategia su due gambe». La prima è il dialogo, con l’obiettivo di un accordo concreto a breve termine; la seconda è la credibilità della reazione se il negoziato fallisce, perché senza alternativa praticabile il negoziato non è credibile. Il documento franco-tedesco, ha aggiunto, è stato letto a Pechino come il segnale di un cambio di passo, perché per la prima volta Parigi e Berlino si sono trovate d’accordo, dato che il dibattito tedesco sullo shock cinese ha spostato la Germania su posizioni più dure. Il Parlamento è pronto a negoziare settore per settore, ma il rischio principale sono pratiche sleali orizzontali, che colpiscono l’insieme dell’industria europea e vanno affrontate con strumenti comuni.
Sul versante europeo la dipendenza dalle materie prime critiche è inequivocabile, ed è la leva che rende il negoziato asimmetrico. L’Unione compra da Pechino tutte le terre rare pesanti, l’85% di quelle leggere e il 98% dei magneti permanenti, mentre la Cina controlla il 90% della raffinazione mondiale [10]. Su quelle forniture Pechino ha costruito un regime di licenze all’esportazione, che nell’ottobre 2025 è stato esteso anche alle tecnologie e ai prodotti fabbricati fuori dalla Cina con input cinesi [10]. Un’impresa europea dovrebbe quindi ottenere il via libera di Pechino per esportare, se il prodotto contiene almeno lo 0,1% di terre rare cinesi o è stato ottenuto con tecnologia cinese. Quelle misure sono sospese fino al 10 novembre 2026, e per tutta la durata dei colloqui restano quindi un’arma negoziale [10].
A quella leva si aggiungono gli obiettivi del quindicesimo piano quinquennale (2026-2030): intelligenza artificiale, quantistica e robotica, gli stessi terreni su cui l’Europa difende il vantaggio residuo dei propri macchinari e strumenti di precisione [11]. La risposta passa dall’Industrial Accelerator Act, che prevede requisiti di contenuto europeo negli appalti pubblici e nuove condizioni sugli investimenti esteri [12]. È il «Made in Europe» sostenuto da Canfin, che affianca alla difesa commerciale una politica industriale orientata agli investimenti e alla produzione europea. Mentre la delegazione dovrà cercare di ottenere a Pechino condizioni più favorevoli per le imprese europee, l’Unione dovrà lavorare nel lungo periodo a ridurre le dipendenze industriali che oggi ne limitano il potere negoziale.
Fonti
[1] EU Perspectives, China agrees to halve hybrid exports as EU secures tariff savings https://euperspectives.eu/2026/10/china-eu-hybrid-exports-tariff-deal/
[2] OSW, European Commission and China agree to curb hybrid car imports into the EU https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/analyses/2026-10-14/european-commission-and-china-agree-to-curb-hybrid-car-imports-eu
[3] MERICS, China’s overcapacity threatens to reshuffle global industrial bases https://merics.org/en/comment/chinas-overcapacity-threatens-reshuffle-global-industrial-bases
[4] Vantage Markets, China GDP Q3 2026: 4.5% growth meets the range as retail lags https://www.vantagemarkets.com/market-analysis/china-gdp-q3-2026/
[5] Eurostat, Trade in goods with China in 2025 https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260410-2
[6] Courthouse News, EU-China deficit jumps 18% in 2025 as US tariffs divert trade to Europe https://www.courthousenews.com/eu-china-deficit-jumps-18-in-2025-as-us-tariffs-divert-trade-to-europe/
[7] EUobserver, EU ‘open’ to curbs on imports of Chinese chemicals and machinery, after hybrid-car deal https://euobserver.com/243011/eu-open-to-curbs-on-imports-of-chinese-chemicals-and-machinery-after-hybrid-car-deal/
[8] Commissione europea, Protecting against coercion https://policy.trade.ec.europa.eu/enforcement-and-protection/protecting-against-coercion_en
[9] Sidley, The EU’s trade bazooka: key considerations on the anti-coercion instrument https://www.sidley.com/en/insights/newsupdates/2026/01/the-eus-trade-bazooka-key-considerations-on-the-anti-coercion-instrument
[10] EPRS, China’s rare-earth export restrictions https://epthinktank.eu/2025/11/24/chinas-rare-earth-export-restrictions/
[11] China Briefing, China’s 15th Five-Year Plan: key insights for foreign investors https://www.china-briefing.com/news/chinas-15th-five-year-plan-key-insights-for-foreign-investors/
[12] Skadden, European Commission proposes Industrial Accelerator Act https://www.skadden.com/insights/publications/2026/04/european-commission-proposes-industrial-accelerator-act