Comprendere l'Europa come progetto che guarda al futuro è pressochè impossibile nei nuovi scenari globali che stiamo sperimentando.
L'uso della forza bellica, di dimenticata memoria, disorienta e induce ad assumere mentalità distorte dalla percezione che la rappresentazione dei fatti sia la realtà. E dunque, si è pro o contro la Russia, pro o contro Israele. Ed ora le istituzioni e la stessa opinione pubblica europea esitano a trovare un punto di equilibrio tra le logiche contrapposte della condanna del regime iraniano rispetto alla solidarietà verso lil pase nel suo insieme, vittima di un atto guerra in violazione del diritto internazionale.
Ma non è solo questo l'Europa.
Per fortuna, nel caos geopolitico mondiale che spinge lì'Europa a fare di più e in fretta su due piani - la competività economica e la difesa - qualcos'altro si muove, su cui conviene riflettere. Alcuni cittadini europei, avvalendosi dello strumento di iniziativa legislativa previsto dai Trattati, ha presentato la richiesta alle istituzioni europee di creare una piattaforma social europea, sotto controllo pubblico. Al di là dell'esito procedurale che avrà, l'iniziativa ci ricorda che è tempo di vincere un altro tipo di guerra, molto più pericolosa se proiettata sul domani: quella con le grandi piattaforme statunitensi e cinesi che si stanno divorando le società in tutto il mondo, inclusa quella europea.
Ecco, nelle parole degli stessi proponenti, lo scopo dell'iniziativa:
"Le democrazie europee e i loro cittadini sono sotto assedio da attacchi ibridi perpetrati sulle piattaforme dei social media online. Algoritmi non trasparenti intrappolano gli utenti in bolle informative. Miliardi di account falsi diffondono disinformazione, propaganda e odio. I dati privati vengono spesso condivisi con terze parti e sia i bambini che gli anziani sono presi di mira da gruppi o individui malintenzionati online. Per contrastare questi pericoli, è fondamentale un'alternativa europea di spazio sicuro.
Pertanto, proponiamo l'istituzione, tramite un atto legislativo dell'Unione, di una piattaforma pubblica di social media a livello europeo. Essa costituirebbe un'alternativa alle piattaforme attuali, fungendo da servizio per la società, finanziata dalla società stessa e soggetta alla sua supervisione. Soprattutto, potrebbe rimanere imparziale e indipendente dalle pressioni politiche, garantendo al contempo i diritti di tutti senza distinzione.
Questo passo creerebbe uno spazio online in cui tutti possano comunicare e condividere le proprie idee, mantenendo i benefici del dibattito pubblico dal vivo su cui si fondano le nostre democrazie. Il processo dovrebbe coinvolgere soggetti appropriati come aziende o università nella creazione e nel funzionamento della piattaforma e, in definitiva, rendere l'Europa strategicamente indipendente nel settore della comunicazione online".
E' un'iniziativa che, se avrà un seguito, andrà a rafforzare le misure che sempre in questi giorni, la Commissione europea ha adottato in attuazione del c.d. Scudo Democratico Europeo. Sono state, infatti, pubblicate una serie di guide destinate agli insegnanti, affinché già in ambito scolastico si ridefinisacano criteri e principi della nuova alfabetizzazione digitale (media literacy), sola arma contro la disinformazione e la manipolazione.
Il concetto di pubblico contrapposto a quello di privato è la vera novità della proposta. Al pari di qualunque spazio pubblico fisico, anche le piattaforme social devono prosperare sì nella libertà d'incontro e, naturalmente, anche di scontro, ma non al di fuori o in violazione di un superiore interesse pubblico, che ne delimiti i confini e ne consenta la sorveglianza non arbitraria o censoria, ma nel rispetto dei principi giuridici e dei valori della civiltà europea. Che non è quella americana, e neppure quella cinese.
L'auspicio è che quello che stenta a concretizzarsi sul piano politico, ossia una compiuta integrazione tra 27 stati, potrebbe raggiungersi dal basso attraverso la creazione di uno spazio civico unico a livello europeo.
Adesso la proposta dovrà raccogliere almeno un milione di firme per far sì che le istituzioni europee, a partire dalla Commissione europea, la prendano in considerazione sul piano normativo. Ma dobbiamo davverso augurarci che ciò accada. In tempi di guerra non si può accettare che a raccontarla siano gli stessi che l'hanno scatenata.
Link per appronfodire:
https://citizens-initiative.europa.eu/news/new-initiative-registered-european-public-social-network-2026-03-04_en
CLS