Le donne in agricoltura
L'Europa lancia la Piattaforma Donne in Agricoltura, una nuova iniziativa volta a rafforzare il ruolo delle donne in agricoltura e a promuovere le pari opportunità nelle comunità rurali. La piattaforma intende contribuire ad aumentare la partecipazione femminile in agricoltura, a incoraggiare il tutoraggio e a condividere le migliori pratiche. Il lancio coincide con la proclamazione da parte delle Nazioni Unite del 2026 come Anno internazionale della donna agricoltrice.
Nonostante il loro contributo fondamentale, le donne rimangono sottorappresentate nell'agricoltura dell'UE, gestendo solo il 32% delle aziende agricole. Barriere persistenti, come la disuguaglianza nell'accesso alla terra, ai finanziamenti e alla formazione, continuano a limitarne il potenziale. L'attività principale della piattaforma sarà il tutoraggio. I tutor condividono conoscenze pratiche, creano reti di tutoraggio per sfidare gli stereotipi, ispirano le giovani donne e normalizzano la leadership femminile in agricoltura. Attraverso la presentazione di modelli di riferimento e la promozione del tutoraggio, la piattaforma mira a rafforzare la fiducia, migliorare l'accesso alle opportunità e garantire che il contributo delle donne sia pienamente riconosciuto.
Gli Stati membri dal canto loro potranno ora introdurre misure mirate, compresi incentivi finanziari, a sostegno delle donne agricoltrici. La Commissione sta inoltre migliorando la raccolta dei dati per tenere conto anche della dimensione di genere, al fine di elaborare politiche più efficaci. Solo nel 2024, 55.300 giovani donne hanno ricevuto sostegno per avviare le proprie attività agricole e beneficiare di un sostegno al reddito aggiuntivo
Come sminuire l'efficacia delle norme green
Nell'ambito del pacchetto mensile sui casi di mancata o scorretta appplicazione della legislazione comunitaria, Oggi la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all'Italia per il non corretto e incompleto recepimento della direttiva sulla plastica monouso (direttiva (UE) 2019/904) e per inadempimento degli obblighi previsti dalla direttiva sulla trasparenza del mercato unico (direttiva (UE) 2015/1535) La direttiva sulla plastica monouso mira a prevenire e ridurre l'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente e sulla salute umana, e a promuovere la transizione verso un'economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, contribuendo in tal modo al corretto funzionamento del mercato interno. L'Italia non ha recepito, o non ha recepito correttamente, alcune disposizioni della direttiva sulla plastica monouso nel diritto nazionale. Le questioni principali riguardano: l'introduzione di una soglia minima in relazione alla definizione di "plastica", l'esenzione dei prodotti di plastica biodegradabile dall'applicazione di alcune disposizioni e la limitazione della responsabilità dei produttori di coprire i costi della raccolta dei rifiuti. Tale restrizione dell'ambito di applicazione rischia di compromettere l'approccio preventivo della direttiva e potenzialmente rischia di determinare un aumento dei rilasci di frammenti di plastica persistenti e di microplastiche nell'ambiente. Inoltre un ambito di applicazione della direttiva divergente tra i diversi Stati membri inciderebbe negativamente sul funzionamento del mercato interno. Adottando la legislazione di recepimento della direttiva sulla plastica monouso prima della scadenza del termine di differimento di 3 mesi stabilito nella direttiva sulla trasparenza del mercato unico, l'Italia ha inoltre violato le norme procedurali stabilite da quest'ultima direttiva. La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all'Italia nel maggio 2024. In seguito alla valutazione della risposta, la Commissione ha concluso che il recepimento della direttiva da parte dell'Italia continua a non essere corretto. La Commissione ha pertanto deciso di emettere un parere motivato nei confronti dell'Italia, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.