Dal Fondo europeo per l’innovazione 3,4 miliardi a 77 progetti per le tecnologie pulite
La Commissione europea ha selezionato 77 progetti europei di tecnologie a zero emissioni nette che riceveranno un sostegno finanziario di 3,4 miliardi di euro nell’ambito dell’invito a presentare proposte per le tecnologie a zero emissioni nette del Fondo per l’innovazione. Reinvestendo i proventi del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) in tecnologie innovative di decarbonizzazione, questi progetti rafforzeranno la leadership industriale e la competitività dell’Europa in questi settori e contribuiranno alla transizione pulita, all’indipendenza e alla sicurezza energetica.
Secondo le stime della Commissione, i 77 progetti hanno il potenziale per ridurre in misura significativa le emissioni di gas a effetto serra, evitando l’equivalente di circa 290 milioni di tonnellate nel loro primo decennio di attività e contribuendo in modo rilevante all’obiettivo della neutralità climatica dell’UE per il 2050.
Oltre 390 milioni dal programma LIFE per 135 nuovi progetti su clima e ambiente
La Commissione europea ha concesso oltre 390 milioni di euro a 135 nuovi progetti in tutta Europa nell’ambito del programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. L’importo assegnato rappresenta più della metà dei 579 milioni di euro complessivi necessari per questi progetti. I fondi restanti provengono da amministrazioni nazionali, regionali e locali, partenariati pubblico-privato, imprese, partner dei progetti e organizzazioni della società civile.
I progetti LIFE svolgono un ruolo di rilievo nella transizione dell’UE verso un’economia pulita, circolare e resiliente. Contribuiscono a una migliore preparazione e resilienza di fronte agli eventi meteorologici estremi e all’obiettivo dell’UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
La Commissione propone di allentare i vincoli della direttiva nitrati per fronteggiare la scarsità di fertilizzanti
La Commissione europea ha presentato un progetto di proposta per contribuire a ridurre i costi per gli agricoltori e la dipendenza dai fertilizzanti chimici. Riducendo tale dipendenza, la proposta mira a rendere gli agricoltori europei meno vulnerabili agli shock di prezzo dovuti all’instabilità geopolitica e a chiudere i cicli dei nutrienti. In questo modo si accrescerà anche l’autonomia del settore agricolo dell’UE.
Come annunciato nel piano d’azione dell’UE sui fertilizzanti e nella strategia per il settore zootecnico, la modifica proposta alla direttiva nitrati darebbe agli Stati membri maggiore flessibilità nel consentire agli agricoltori l’uso di determinati digestati liquidi ottenuti da effluenti di allevamento, garantendo al tempo stesso la tutela dell’ambiente.
Questi fertilizzanti ricchi di nutrienti potrebbero essere utilizzati in alternativa a quelli chimici, in condizioni di sicurezza tali da assicurare la continua protezione delle acque e dell’ambiente. Le norme sull’azoto recuperato dagli effluenti di allevamento (RENURE), adottate nel marzo 2026, consentono già l’uso dei fertilizzanti RENURE oltre il limite fissato dalla direttiva nitrati per l’applicazione di effluenti di allevamento e di effluenti trasformati. Poiché però le tensioni geopolitiche e le turbolenze dei mercati mondiali dei fertilizzanti continuano a incidere sulla loro accessibilità economica e materiale per gli agricoltori, la modifica proposta estenderà le deroghe ad alcuni tipi di digestati liquidi che possono anch’essi soddisfare i criteri RENURE.
La proposta è sostenuta da una nuova relazione del Centro comune di ricerca della Commissione, che valuta le possibilità di un uso sicuro dei digestati agricoli come materiali fertilizzanti.
Cittadini e portatori di interesse – agricoltori, società civile, autorità pubbliche e ricercatori – sono invitati a presentare osservazioni sul progetto di modifica mirata entro il 13 novembre 2026. Dopo averle esaminate, la Commissione trasmetterà la proposta agli Stati membri riuniti nel comitato nitrati. Se il comitato si esprimerà a favore, la proposta sarà trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio, che avranno tre mesi per formulare eventuali obiezioni